Euro-rapina ed euro-bugie

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Nel gennaio del 2002 è entrato in vigore l’euro. Per molti in Italia fu un evento psicologico traumatico, come tutti i grandi cambiamenti. Ma lo fu anche nei fatti: qualcuno ha parlato della rapina del secolo. Una rapina il cui bottino non è mai stato reso pur conoscendo i ladri. E non fu una rapina qualsiasi, ma una rapina di classe.
Solo nel suo primo anno di applicazione ha spostato 30 miliardi di euro: 1550 a famiglia, in gran parte lavoratori e pensionati. Ci rimise chi non aveva il potere di determinare i prezzi e una composizione delle spese basata sui prodotti che più aumentarono: le classi popolari. Alcuni aumenti avvennero addirittura in anticipo: totocalcio, trasporti, notai, assicurazioni canoni telefonici; poi partirono pesantemente commercianti, liberi professionisti e un certo lavoro autonomo. L’equiparazione delle 1000 lire al valore dell’euro 1900 facilitò questa truffa: li chiamarono arrotondamenti?! Nulla fu risparmiato: matrimoni, funerali, farmaci, libri, cinema. Le banche che perdevano le commissioni del cambio valuta spalmarono i mancati introiti sui servizi alla clientela.
Già nel 2002 il 10% degli italiani ridusse i consumi (Censis); un fenomeno che non cesserà più. L’inflazione reale fu del 4%. I guardiani che dovevano sorvegliare il passaggio di moneta erano tanti, c’era anche Draghi, ma nessuno fece alcunché.
Si posero qui le basi per il grande balzo nella frammentazione ulteriore della scala sociale che si era andata riducendo nel decennio della lotta di classe vittoriosa. Qui si posero le basi della situazione attuale che vede il 10% più ricco fra i più ricchi d’Europa ed 10% fra i più poveri.
Se prima la rapina avveniva “coram populo” attraverso gli accordi sindacali capestro o le leggi: cancellazione della scala mobile, fiscal drag, controriforma delle pensioni, ora lo scontro fra le classi viene occultato dalla naturalizzazione del meccanismo della moneta. Nel contempo si passò alla fase della precarizzazione. La tenaglia si chiudeva.
Per un certo periodo il tutto è stato in parte nascosto dalla bolla finanziaria, ma già si parlava dei salari che non arrivavano alla 4° e poi alla 3° settimana. Cominciava a verificarsi un fenomeno nuovo: non bastava essere lavoratori per non essere poveri.
Con il crollo del 2008 e la Grande Crisi che non passa, molti veli sono stati sollevati, ma la crisi politica della sinistra e del sindacato e, dall’altra, la naturalizzazione della finanza, dell’euro, non hanno consentito il prodursi di significative opposizioni; salvo quella generica contro la casta: tema che era lì pronto all’uso dai tempi di tangentopoli. La crisi della politica a sinistra è direttamente proporzionale alla naturalizzazione del modello liberista poiché le cose non sono come sono se non c’è un reagente (conflitto di classe e non semplicemente lotte) che le fa vedere sotto un’altra luce. La novità è che anche i ceti che furono favoriti e specularono, oggi sono anch’essi in difficoltà per l’impoverimento di massa che riduce la possibilità di spendere. Il 54% compra solo l’essenziale, il 52 % cerca prodotti in promozione, il 30% compra meno, il 21% passa a marchi più economici, il 10% passa a formati più grandi per risparmiare. (Nielsen consumer). E poi c’è un’economia che va a rotoli ed incanalata verso un inevitabile declino; abbiamo perso ¼ della produzione industriale in soli 5 anni.
Ci siamo tirati la zappa sui piedi e le nostre classi dirigenti (due borghesie che si fronteggiano da anni: una europeista, l’altra lumpen e rancorosa) riescono sempre meno a nascondersi dietro la cortina fumogena dell’Europa. La rapina è dunque andata ben oltre il momento contingente del passaggio dalla lira alla nuova moneta. Oggi tutti possono vedere come all’euro-rapina si affiancano le euro-bugie. Gli obiettivi dichiarati della moneta unica erano: prezzi giù, tassi interesse bassi, potere d’acquisto stabile, crescita economica. Invece è la democrazia parlamentare e la Costituzione a venir messe in discussione dentro una continua logica emergenziale che nasconde l’obiettivo politico di un sistema che vuole governi tecnici, amministrazione del presunto inevitabile presente.
Ognuno può vedere che si tratta di un euro-fallimento. Bisogna trarne le conseguenze. È già troppo tardi.
Ugo Boghetta Liberazione 25/10/2013

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